Ciao a tutti, oggi rispolveriamo una vecchia tecnica di illuminazione, il light painting ovvero dipingere con la luce. Questa tecnica, vecchia di molti decenni ( il primo ad usarla come espressione artistica fu Man Ray nel 1935 con la serie ” Space Writing” ) consiste nel disegnare con una sorgente di luce puntiforme ( una torcia elettrica, ma anche un accendino o le tipiche stelline di Natale) figure di vario genere in un ambiente completamente buio o disegnare i contorni di una figura umana al buio, illuminandola poi con un colpo di flash o di una lampada. Famosa la fotografia pubblicata da LIFE nel 1949 che raffigura Pablo Picasso mentre disegna un Centauro con la luce. Da questi “divertissements”, con l’evoluzione delle attrezzature fotografiche e delle emulsioni, il light painting entra a far parte delle tecniche di illuminazione dello still life: lunghe esposizioni, diaframma chiuso per un tutto a fuoco e una sorgente di luce che da semplice torcia diventa vero e proprio pennello a fibre ottiche, per direzionare la luce dove vuole il fotografo. Il risultato è un’immagine che ricorda i quadri fiamminghi o certe opere del Caravaggio; usata prevalentemente nel Food, dona questo aspetto pittorico a composizioni altrimenti piatte o di poco impatto, semplici nature morte. A fronte di difficoltà tecniche nella realizzazione: mancanza di un riscontro diretto dell’esposizione a parte l’utilizzo del Polaroid, la necessità di uno schema ove segnare i punti illuminati e la durata dell’esposizione punto per punto, numerosi scatti con piccole variazioni sia di esposizione sia di posizione dei punti luce e il quasi obbligatorio utilizzo di un banco ottico, la tecnica godette di una discreta fama nello still life negli anni ’70-’80.
Passata la moda, soprattutto nel Food, il light painting tornò ad essere uno dei tanti aspetti ludici della fotografia.
Con l’avvento del digitale e quindi la possibilità di una visione immediata del fotogramma, il light painting, timidamente, torna ad affacciarsi alla scena fotografica fino a vivere nuova gloria in questi ultimi tempi, grazie anche a grandi fotografi come Renato Marcialis che ha utilizzato il light painting per la sua serie “Caravaggio in Cucina”, splendide immagini stampate in grande formato su tela per accentuare l’aspetto pittorico del risultato finale.
Attento alle nuove tendenze ho rispolverato anch’io questa tecnica e per complicarmi (come al solito) la vita, ho deciso di utilizzare per le riprese una compatta, logicamente di Casa FUJIFILM, la FUJI X20 partendo da un semplice still life di food per passare a set più complessi.
Perchè una compatta? perchè non tutti possono avere un dorso digitale e un banco ottico e perchè con la reflex è troppo facile; ma soprattutto perchè in fototografia amo le sfide!
Quali sono le difficoltà con una compatta? Innanzitutto l’esposizione che non deve superare una certa soglia, pena un aumento eccessivo del rumore e poi l’essere molto veloci nell’esporre i punti che ci intressano, prediligendo rapidi colpi di luce in sequenza a pennellate più lunghe.
Fornire dati di esposizione e diaframmi diventa impossibile, in quanto tutto è subordinato al tipo di fotocamera utilizzato; con la X20 non ho mai superato i 15 secondi con diaframma 9-10, ma ripeto con la torcia che ho utilizzato e i soggetti ripresi. Basta variare una delle componenti per trovarsi a modificare i parametri di ripresa. Posso solo dirvi che ho utilizzato una torcetta led da 5 euro!
Provate, sperimentate e soprattutto divertitevi…..
….a presto con altre novità. Bye!

 

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